Per il terzo anno consecutivo, il Museo Casa Don Bosco ha avuto il privilegio di accogliere i giovani operatori volontari del Servizio Civile Universale con Salesiani per il Sociale, nell’ambito del progetto EDUMUSEO

Per l’annualità 2025–2026, l’esperienza ha visto protagonisti Eléna Mattei, Lorenzo Cicciù, Miriana Rondo e Leila Sarizadeh. Per la durata di dodici mesi, i quattro giovani hanno condiviso la dimensione operativa della struttura, affiancando lo staff nelle mansioni quotidiane e negli eventi speciali di un luogo che custodisce le radici e lo spirito della tradizione salesiana.

Durante il loro percorso, gli operatori volontari sono stati seguiti e accompagnati con cura dalla direzione del museo, rappresentata dalla dott.ssa Ana Martín García, Operatore Locale di Progetto (OLP), in sinergia con don Mike Pace SDB, don Hoan Phan SDB ed Elena Bustean. Tali figure di riferimento hanno garantito una supervisione attenta e un supporto costante in ogni fase dell’esperienza. A completare questo sostegno si è aggiunto il prezioso contributo dell’équipe educativo di volontari e volontarie del Museo Casa Don Bosco, che ha affiancato i giovani con dedizione.

Dopo una prima fase iniziale dedicata alla formazione, il percorso ha previsto l’approfondimento della storia della “Cittadella di Valdocco”, del patrimonio museale, della figura di don Bosco e della Congregazione Salesiana. 

Inseriti gradualmente nelle attività quotidiane e sempre affiancati dall’OLP, i giovani volontari hanno gestito con competenza i diversi aspetti operativi della vita museale. Il loro contributo ordinario si è articolato nell’accoglienza e nell’assistenza in sala dei visitatori, nella preparazione di iniziative didattiche e nella stesura di schede scientifiche dedicate al patrimonio salesiano, affiancate dal monitoraggio dell’inventario dei beni. In ambito comunicativo, hanno ideato i contenuti per i canali social, divenendo protagonisti di sezioni dedicate, oltre a condurre numerose visite guidate alla collezione permanente e a curare vari laboratori artistici.

Parallelamente, hanno prestato un supporto fondamentale per le attività straordinarie, occupandosi della logistica e della gestione dei flussi durante mostre temporanee, giornate celebrative e importanti incontri istituzionali della Famiglia Salesiana a livello internazionale ospitati a Valdocco.

L’esperienza vissuta viene raccontata in prima persona dai protagonisti attraverso le loro testimonianze:

L’anno di Lorenzo

Il mio anno di Servizio Civile qui è stato senza dubbio particolare, mi sono ritrovato qui sotto consiglio di un mio grande amico, scoprendo poi che avevo una sede di Servizio Civile anche nell’oratorio sotto casa mia… tuttavia stare qui mi ha aiutato molto più di quanto un ambiente che per me era già casa avrebbe potuto fare.

All’inizio era così: c’era tanto da studiare e poco da fare, giustamente essendo in un museo bisogna formarsi su ciò che contiene e ciò che va raccontato; questo posto è sicuramente fantastico, e lo dice uno che prima di venire qui conosceva a malapena Don Bosco, è effettivamente una casa, e lo è stata anche per noi, questo posso dirlo senza dubbio.

Stando al museo ho conosciuto la storia di quest’uomo e dei salesiani, che sia per i credenti che non è veramente interessante. Ogni stanza ha una sua storia da raccontare, più o meno lunga, ci sono diverse persone che aiutano a tessere la trama di questo posto magnifico. Venire qui sicuramente fa cambiare le persone, sia come servizio civile che come visitatori.

Ogni giorno succede qualcosa, si esce sempre dalla propria zona di comfort, si parlano lingue diverse, molti visitatori hanno domande a cui non sappiamo rispondere, il ruolo svolto qui è veramente vario, c’è anche altro da fare rispetto a biglietteria e visite, La Bella Stagione è sicuramente ciò che mi è piaciuto di più, fare questi laboratorio con ragazzi che vengono da posti diversi e che possono raccontare storie diverse, con una buona dose di divertimento.

È sicuramente un’esperienza che consiglierei a tutti, il museo è super accogliente, come tutti qui a Valdocco, è interessante anche conoscere persone nuove di giorno in giorno. Alla fine dell’anno qui sarà impossibile non sentirsi arricchiti, certamente se si ha un passato relativo all’arte può essere ancora più stimolante, ma chiunque può venire qui e farsi un bellissimo anno con delle persone che diventeranno come una seconda famiglia.

L’anno di Eléna

Il Museo come seconda Casa: il mio anno di servizio civile al Museo Casa Don Bosco

Accoglienza, sfide e divertimento: questo è stato il mio anno di Servizio Civile al Museo Casa Don Bosco. Prima di iniziare il servizio civile non sapevo cosa aspettarmi, ma la paura dell’ignoto è stata subito superata grazie al calore con cui sono stata accolta dai miei supervisori, dai miei stessi colleghi e da tutte le persone che ho incontrato a Valdocco. 

In poco tempo il Museo è diventato davvero una Casa per me: è ormai un luogo famigliare in cui so di potermi muovere con libertà e fiducia, sempre supportata da Ana e don Mike che mi hanno guidata lungo tutto il percorso… ed è anche un luogo dove ho potuto conoscere nuovi amici, stringere dei bei legami e condividere con loro gioie e dolori. 

Durante questi mesi ho potuto occuparmi di diverse mansioni, dalle visite guidate ai ragazzi all’accoglienza di visitatori di tutto il mondo. È stato bello poter mettere le mie conoscenze a disposizione degli altri, raccontare a bambini, ragazzi e adulti la storia meravigliosa di don Bosco, insegnare ma anche imparare da tutte le persone che ho conosciuto in un anno intero, provenienti da Paesi diversi e con esperienze diverse, ma condividendo tutti lo spazio di questa Casa. 

I momenti più belli, però, sono sempre stati quelli in cui ragazzi interessati mi facevano domande, i bambini mi chiedevano un abbraccio, i visitatori al termine della visita mi dicevano di essere contenti di aver scoperto questo luogo speciale anche grazie a me. Non c’è niente di più bello per me di sapere di essere stata al servizio del Museo e della Cultura in ogni sua forma: se anche un solo visitatore è uscito dal museo più arricchito di prima grazie al mio lavoro, allora posso dire che questo mio anno di servizio civile ha fatto del bene. E so che anche io, al termine di questo anno, lascerò il museo più arricchita; e spero di trovare e portare in altri luoghi lo stesso calore che ho ricevuto in questa Casa.

L’anno di Miriana

Ho deciso di iscrivermi al bando del servizio civile universale mossa dalla volontà di cogliere l’ultima occasione per partecipare, dato il limite di età. Questa scelta è stata mossa dall’idea di dedicare un anno al servizio degli altri e di mettermi in gioco, uscendo dalla mia zona di comfort, cercando soprattutto di migliorare le mie competenza linguistiche. 

Questo anno al Museo Casa Don Bosco è stato ricco, sul piano lavorativo e soprattutto sul lato umano. Ho avuto modo di conoscere più approfonditamente la storia e l’idea educativa di don Bosco, grazie alla formazione attenta e approfondita di don Mike e delle ore di studio personale. Ciò è stato utile per cercare di cogliere i punti salienti e condividerli attraverso visite guidate cucite in base ai visitatori che avevo di fronte.

Grazie alla fiducia preziosa della mia OLP ho avuto modo, insieme ai miei colleghi, di realizzare laboratori per la bella stagione, attività per i ragazzi che spaziavano dal gioco alla creatività. Questi ultimi sono stati fondamentali per me, portandomi a maturare la volontà di dedicare la mia vita all’educazione e alla didattica, dandomi dunque coraggio per ricominciare un percorso di studi universitario.

Il museo è un percorso vivo e molti visitatori provenienti da tutto il mondo passano in questo luogo. L’accoglienza è la chiave per rendere una visita piacevole e stimolante. Stando in biglietteria, ho avuto la possibilità di ampliare la mia conoscenza linguistica e sviluppare capacità di comunicazione con il pubblico.

Per la pagina social del museo, ho realizzato e montato video social, cercando di cogliere in modo scrupoloso e attento le sue qualità.

La cosa incredibile di questo percorso insieme è stato l’infinito e reciproco scambio di esperienze con la mia OLP, i colleghi e i volontari: ognuno di noi aveva un proprio bagaglio personale, maturato grazie alle mie competenze lavorative e personali. 

Sono entrata a settembre portando qualcosa di mio, come la creatività e la curiosità, e ne sono uscita arricchita, più matura e più consapevole delle mie qualità.

L’anno di Leila

Un punto di incontro: il mio Servizio Civile al Museo

Iniziare il Servizio Civile a settembre in una realtà così ricca di storia è stata una scommessa entusiasmante. Provenendo da un background culturale diverso, l’impatto iniziale avrebbe potuto essere complesso; invece, ho trovato un ambiente di lavoro straordinariamente aperto e stimolante. 

Gestendo la documentazione e guidando i visitatori internazionali esclusivamente in lingua inglese, ho avuto l’opportunità di approfondire la storia sociale del territorio e di trasformare la mia passione per la ricerca storica in uno strumento concreto di scambio e comunicazione quotidiana.

Il vero valore aggiunto di questi mesi è stato senza dubbio il gruppo di lavoro. Ho avuto la fortuna di affiancare colleghi e mentori eccezionali, che fin dal primo giorno mi hanno accolta con estremo calore, supportandomi in ogni fase del percorso e azzerando qualsiasi distanza. Lavorare in un team così affiatato e appassionato ha reso l’esperienza fluida e altamente formativa. 

Questo percorso mi ha dimostrato come la memoria storica e la cultura siano linguaggi universali capaci di unire persone da tutto il mondo, lasciandomi un bagaglio prezioso di competenze professionali e, soprattutto, di splendidi legami umani.